27 aprile 2007

fuori il cielo si fa scuro e il grillo davanti alla porta di casa bussa, vuole entrare, il grillo grida, no anzi grilla. il pomeriggio stava nascosto tra le spighe di grano a cantare sfregando le ali, un concerto alla primavera, e ora che il sole scendeva all'orizzonte cercava un letto in cui riposare. cri cri, cri cri...
"Papà ma dove si nasconde il grillo?"
"Eh saperlo...facciamo che proviamo a seguire il cri cri, ma il grillo appena sente che ci avviciniamo smette di cantare facendo perdere le tracce"
"papà ma com'è un grillo?"
"E' nero e piccolo"


....poi continuo

26 aprile 2007


il sole all'orizzonte, in controluce io e te. attorno a noi solo campi di grano verdi, ancora verdi, il grano alto come te. mio nanetto, mio amico, mio compagno. il vento a spettinarci, al collo il tuo portafotuna, la zanna in miniatura dell'elefante. corriamo cercando di far volare l'aquilone, io sto imparando, tiro i fili e corro, cerco il vento e provo a farlo decollare, per un po' mi rincorri poi ti fermi e mi aspetti, il gioco piace più a me che a te, tu mi dici solo "dai papà corri, corri", ogni tanto ti guardo, sei un puntino arancione perso nel verde, ti guardo, raccogli fili d'erba, spighe neonate...ti piace la campagna. Io sono sudato ma felice, felicissimo, non abbiamo nessuno con cui condividere questa nostra gioia...solo fili d'erba e crepe nella terra già secca.

ti amo mio nanetto.

l'aquilone lo faremo volare più in alto, fidati di papà!!

24 aprile 2007

FOTORICORDO

ho come l'impressione che ci vorrà tempo, tanto tempo. tanto tempo ancora.
seduto devo stare e seduto proverò a stare, dire e fare andranno in ferie, l'amore andrà in naftalina a far compagnia ai vestiti del nonno defunto, insieme a quelli della nonna defunta che reclama un po' d'aria chiusa nel cassetto insieme alle foto dei parenti.
"Per bacco christian escimi da questo cazzo di cassetto!"
C:"ma nonna come parli?"
N:"dai lo sai che mi sono stancata, prima stesa in un letto, poi chiusa in un cassetto....escimi!!"
C:"Ma nonna come parli, perchè dici escimi?"
N:"ma chettefrega Christian, escimi e portami al parco, frocio che non sei altro!...te l'ho sempre detto, tu sei donna!"
C:"Nonna che palle con sta storia che sono donna, me lo dicono tutti ma non è sempre così"
N:"almeno apri il cassetto, mi sono stancata di urlare, oooh grazie, allora ti dicevo, sei donna e questo si sa, per questo soffri così, per questo cammini in punta di piedi e a volte fai le giravolte e il caskè, metti le mani in grembo va, che è meglio e comincia a fare la maglia, abbi pazienza ciccio mio, un bell'uncinetto ti riconcilierà con te stesso e quando penserai alla donna amata tu fai un bel ricamo...vedrai che bella coperta che ci verrà, sei al tempo stesso fidanzata in attesa del congedo e soldato al fronte, sei donna e uomo in un sol corpo"
C:"cazzo sai che hai ragione?!, forse hai ragione, dimentico tutto e mi concentro sul punto croce, sul punto e a capo, sul punto e virgola...appunto; se mai avrò una crisi ricamerò parole dolci, se mai avrò un tentazione un pizzo, se mai avrò un ripensamento un merletto. Grazie nonna, però adesso devo chiudere il cassetto perchè mi metti un po' di malinconia...e poi quell'odore di naftalina mi sa di morto...scusa"

23 aprile 2007

disegno sulla collina,

schiene che si bruciano,
ombre che si stagliano,

erba schiacciata fresca,
bagnata.

le anatre volano nel cielo,
timoni volanti,
cambiano direzione in un attimo,
vicine, poi distanti.

vola
vola
vola.

io non ci credo più.
la fine è nelle ultime pagine,
nelle ultime lettere.
non ci sei più.

andiamo al mare?
in cosa potevo sperare,
nel silenzio del dare e dell'avere?
volevo solo volare
e invece mi ritrovo a disegnare.

pedalo più forte
e schivo le buche

il limoncino mi mette a letto
il gatto come cuscino
le mani ad accarezzarsi per dispetto.

notte
il silenzio

17 aprile 2007

Parigi-Roubaix

succo alla pera alle due di notte prima di chiudere occhio con in mente un idea..l'idea di partire l'indomani presto. molto presto, "mi rimangono così massimo cinque ore di sonno". crollo alla seconda riga della 139° pagina.
di colpo è mattino, di colpo luce ad entrare dalla finestra, capisco che è una giornata uggiosa e infatti mi alzo guardo fuori e il cielo è coperto di nuvole grigie. spremo un arancia che fortunatamente oggi è dolce e fresca, me la bevo con gusto, mi lavo i denti e mi vesto, preparo lo zaino...un libro, un paio di jeans, una maglietta, un paio di calze, un paio di mutande e parto.
che freddo che fa, le mani mi congelano, dopo una ventina di minuti incrocio una macchina, al volante un signore distinto in giacca e cravatta si fuma la sua prima sigaretta, quasi mi convinco a tornare indietro e fare altrettanto...fugace pensiero...continuo. pedalo...è quello che voglio. quante volte mi sono sentito di mollare per poi godere nel perseverare..così continuo. so che le mani tra un attimo cominceranno a scaldarsi, la schiena comincerà a sudare e starò meglio, molto meglio, il sole bucherà le nuvole, l'odore della primavera lo voglio per me, seduto in macchina non l'avrei sentito, non avrei sentito il profumo degli alberi in fiore, l'erba tagliata ha un suo fascino, i piumini anche. pedalo e mi basta poco per sorridere. il sole buca così le nuvole e splende dopo un ora sulla mia testa. le mani sono calde e io sono felice, mi guardo attorno felice. schivo il traffico e cambio strada...sempre così...cambio sempre strada, scappo dal traffico e mi trovo di nuovo tra le vigne piene di germogli, fiori gialli ovunque, io il mio zaino e la mia bici. sto andando al lavoro e non mi sembra vero. la campagna mi ridà un senso strano dell'orientamento, non ho punti di riferimento, li cerco invano ma non ne trovo, non mi resta che seguire l'istinto che mi dice di andare a sinistra dove le strade si fanno sempre più strette, sempre di più, sempre di più. ora però ho bisogno di conferme e chi meglio di un vecchietto con il cappello..."scusi?" si gira verso di me quasi spaventato "Dica?", "per bell'Italia è giusto di qua?" ci pensa un attimo, guarda la mia bici poi mi dice: "alora, a ghe dò stredi, òna piò longa però piò bela, l'etra l'è piò curta però le piina ed bùs. al masim t'et mèt la cìclo in spala, i s'ran piò o meno terseint meter" a quel punto l'invito a nozze è scontato, io che parlerei solo in dialetto mi sento a casa, rispondo "alòra a vagh drèt, a pròv, al masim a còch la ciclo e a vagh a pé, grazie" mi allontano sentendo che lui mi dice "mè a stagh le, in c'la cà col can fòra." La strada è meravigliosamente dissestata, nemmeno tanto battuta, tracce di trattori, erba alta e filari di vigna ai bordi della strada, rido, cazzo quanto rido mentre pedalo, mi dico che era quello che volevo, rido davvero e mi godo lo spettacolo. quasi mi dispiace arrivare al lavoro dopo un ora e venti di bici.

sarei rimasto in mezzo a quella strada sterrata... magari a scopare.

vabbè sono il solito cretino

16 aprile 2007

quanto me

pulisco con cura le scale, in controluce rimangono segni...i segni del tempo in una casa di 40 anni... mi ripeto che potrei fare meglio, sono sicuro che mia madre le pulirebbe meglio, ma mia madre non abita con me quindi....le pulisco io e io le pulisco così..però...potrei fare meglio. si me lo ripeterò all'infinito..potrei fare meglio, meglio, meglio, meglio, poi mi rompo di ripetermelo e mi accontento, anzi no, anzi si. Quattro piani di odori, io ci metto il detersivo alla lavanda ma il soffritto è molto meglio, chissà se inventeranno mai il detersivo all'aroma di aglio, di arrosto, di pesce...chissà, oggi pulisco anche i vetri, oggi mi prendo tutto il tempo, oggi non ho fretta, le bimbe suonano alla mamma, "mamma apri ho la cacca, apri apri apri", io spazzo pulisco e lavo. aspetto in cortile che si asciughi la prima rampa di scale per entrare. La domenica mattina mi piace, mi piace pensare mentre il mocio vileda fa il suo dovere...il vento fa il resto, il vento asciuga, che bello. E' bellissimo il profumo della Dora che scende di fretta scusandosi per aver calpestato dove ho appena pulito, bellissimo quel riflesso opaco, quei gradini consumati. Penso al vortice in cui mi trovo, penso a quanta strada ho fatto nell'ultimo anno...tanta, tantissima. Ora mi sembra di aver messo fuori il naso dall'acqua, respiro e mi sento. mi sento, mi vedo pedalare, mi vedo pulire, mi piaccio in quella rampa di scale, pulisco in compagnia di Chiara che mi chiede perchè sia sempre io a pulirle e non la mamma di Giulio, ascolto la mia voce, mi ascolto cantare e gli attimi di dolore hanno reazioni più immediate, quando un anno fa ci mettevo giorni a trovare un sorriso, oggi il sorriso me lo ritrovo dopo poco e non so il perchè, non lo cerco il perchè..prendo tutto e se c'è qualcosa che viene è forse perchè doveva venire. Alla Chiara rispondo con naturalezza, la naturalezza di un bambino con le cicatrici in faccia, "Chiara le pulisco io perchè la mamma di Giulio non abita più qui, Giulio ha due case adesso", la Chiarina ha una mamma che le prepara il minestrone e un papà contadino, ha una sorella di due anni più grande, Chiara ha quattro anni e fa domande senza giri di parole, quelle che piacciono a me...rimane immobile, mi fissa pulire, poi mi chiede "e perchè?" bella domanda. Vorrei prenderla in braccio, sedermi sui gradini e raccontarle una storia infinita che sapeva di infinito ma che purtroppo è finita, ma non è il caso, un giorno gliela racconterò, "ti scriverò una storia Chiara, te la leggerò io, è una storia lunga che spero ti farà voler bene al tuo papà e alla tua mamma quanto Giulio ne vuole a me e alla sua mamma". La Chiara finge di aver capito, io fingo di essere stato esauriente ma so di aver parlato di aria fritta, ma la promessa è una promessa e la manterrò, qualcosa qui sto scrivendo e quel qualcosa sarà per te, sarà per Giulio.

il mio corpo ha sete e cerca acqua, ha voglia di vivere e cerca la vita, nelle parole, nella musica, nella danza, negli abbracci del mio bimbo la notte. ci abbracciamo tanto nella notte, mi piace annusargli i capelli, abbracciarlo da dietro nel sonno..i suoi piedini in mezzo alle mie cosce per scaldarsi, le sue manine nelle mie e poi tante carezze, tante carezze mentre dorme. Quanto lo amo.
tanto.
una volta dissi di amarlo più di me stesso,
oggi dico di amarlo quanto me.

quanto me.

Bonnie & Clyde

l'isola che non c'è


Peter Pan è ormai alla fine. Spugna scappa sulla sua barchetta...AMMUTINAMENTO!
La Chiarina è già una mezz'oretta che mi sbircia con la coda dell'occhio, la vedo, sono sdraiato nel divano accanto al loro, sto leggendo mentre loro si mangiano le fragole. La Chiarina mi fissa poi arriva al dunque....la aspettavo, aspettavo la domanda.

C: Christian?
Io:Dimmi Chiara
C:Ma ti sei incantato?
Io:No Chiara, sto leggendo.
C:Sai che Capitan Uncino mi fa paura?
Io:Non è cattivo, è solo arrabbiato perchè lui non può volare. io credo quello.
C:ma ha un uncino al posto di una mano.
Io:Pensa che fortuna che ha..a me sarebbe sempre piaciuto avere un uncino.
C:ma l'isola che non c'é... c'è!

A questo punto interviene Giulio, fino a quel momento spettatore.

G:Chiara vieni qua che ti do un bacino.
C:Christian ma mi ha baciato in bocca!!!!!.

imper-vie

tante parole, fogli bianchi da sfogliare, inchiostro da bere...lo bevo tutto e il foglio torna bianco, spremuta di parole. tutto mio. tutto mio. tutto per me. la strada di ieri era mia, come quella sporta piena di arance e banane. il mezzogiorno nel centro città lascia spazi, crea teatrini fantastici. mamme e papà a dondolare figli smaniosi, pranzi fumanti su tavole imbandite...odori di soffritti e vecchietti a sbirciare...il sole filtra nelle più impervie vie. impervie-vie.

ieri mi sono fermato li.
oggi mi fermo qui.

12 aprile 2007

conversazioni telefoniche e non...

G:"papà hai visto ho il pisello più grande?!"
P:"si giulio è vero è più grande, però se smetti di tirartelo magari è meglio"

P:"giulio mi aiuti a lavare i pomodori?"
G:"papà tra un po' arrivo, prima devo sistemare i giochi"
P:"eh?...sistemi i giochi?...ma stai scherzando? fammi vedere...minchia è vero."

ho creato un mostro

G:"papà ti devo far vedere un film che fa paura, una cosa che mangia le porte e i tavoli"
P:"no giulio davvero il papà ha paura, mi fanno paura quei film, il papà è un fifone...lo sai"
G:"no papà lo guardiamo insieme, è bello"
P:"ma che film è, come si chiama"
G:"blob"
P"allora non fa paura, fa schifo"

silenzio
silenzio
............

G:"ok papà domani lo guardiamo mentre mangiamo le fragole con la panna e i mirtilli....dobbiamo fare la spesa e tu devi lavare le scale"
P:"eh si giulio dobbiamo fare la spesa, se riesco la faccio oggi"

G: "papà sai che.....noooooo, mi è caduta la macchinina nel gabinetto, noooooooo è tutta bagnata!!!"
P: "chiama la mamma e fatti aiutare"
G: "è caduta nel pozzo!!!!! nooooo"
P: "dai giulio, almeno ha fatto un bel tuffo?"
G:"si un bel tuffo, ho la pipì...."
P:"no aspetta, prima prendi la macchinina...aspetta aspetta"
credo di avere una malattia.
le ballerine ai piedi
e le magliette bianche quasi trasparenti.

vedi perchè sarebbe meglio non vedere?
vedi il perchè?

perchè sono malato
e perchè rimane solo quello

torno subito

quella vocina che mi augura la buonanotte...quel porticato, quel guinzaglio e quella guancia profumata, quel sorriso che sembra più sorriso, quell'abbraccio che sa di abbraccio. io cammino nella notte...non è mai tardi per far tardi così prendo tutto, luci, riflessi, voci, suoni...il vento mi passa dalla camicia, si infila all'altezza del collo e mi arriva alla pancia. prendo tutto, brividi, parole e crepe nell'asfalto, salto macchie d'olio e cammino, cammino tanto, con la musica nelle orecchie cammino e ricordo quando anni fa seguivo i profumi delle persone e mi fermavo ad ascoltare i vecchi in piazza, un autobus su cui leggere da fermata a fermata, perdere volutamente la fermata per finire il capitolo e quell'acqua grigia che colava dal finestino...quando sto bene guardo in alto, ieri per poco non mi stampavo, lunedi in bici per poco non tamponavo, per poco, anzi per pochissimo, ho sentito un brivido scorrere lungo la schiena...ma io credo che in alto tra le nuvole stia la risposta, tra le nuvole che corrono e cambiano forma, tutto cambia tra le nuvole, tutto corre, tutto. come un leone vorrei avere il mio ramo su cui stare, guardare tutto dall'alto, quando mi assento lasciare un biglietto con su scritto, "torno subito, si, torno subito, si si si, tranquilli torno".

"cazzo non ho preso neanche un pesce in quattro ore, adesso a chi lo racconto che non ho preso niente?"
"ma a chi devo dirlo? a casa non c'è nessuno a cui dirlo....beh meglio così"

a volte è meglio così,
a volte è meglio essere un leone senza ramo.
a volte è meglio non prendere neanche un pesce.

io i pesci non li volevo, la canna era senza esca volutamente, l'albero l'ho potato volutamente per rinforzarlo, per ora il leone sta a terra, basterebbe guardare avanti e invece io guardo in alto.
guardo dal basso verso l'alto con la consapevolezza che la primavera porterà nuovi rami e l'estate mi darà una nuova casa da cui guardare tutto dall'alto.

lo so, lo so.

DOMOTICA

mi guarda, io gli guardo le orecchie che si muovono mentre discute, si altera mentre cerca di vendermi il suo concetto di vita confezionata, si altera, "è un autocombustibile" mi dico, mi ripeto che potrebbe bruciarsi se continua così. mi fa ridere ma devo mantenere un contegno, così ascolto annuendo mentre penso "ma che cazzo mi stai raccontando?, non ti rendi conto che non me ne frega assolutamante un cazzo di quello che mi stai dicendo?"...e spero, spero vivamente di dire ad alta voce "ma che minchiate racconti?, saresti più adatto a vendere il Folletto aspiratutto" ma c'è poca confidenza, anzi nessuna confidenza, una persona che non ho mai visto prima mi parla e io ascolto, ma non posso fare a meno di guardargli il pelo nel petto che gli spunta dalla camicia e quei due telefoni sul tavolo che suonano alternandosi e a volte incredibilmente all'unisono...rispondi che è meglio...hanno una suoneria assurda, inascoltabile.

la prima cena

slot machine

ma che cazzo di sogni sto facendo?
ho ripreso a sognare e questo non mi dispiace affatto...mi ritrovo solo in mezzo a sogni strambi. fino a poco tempo fa erano solo sogni malefici con sempre i soliti due personaggi e sinceramente mi stavo annoiando parecchio, sogni che se prima facevano male, poi cominciavano a stancare...era la programmazione notturna del mio sky...sempre quella però.

poi di colpo i sogni hano cambiato faccia, strada, colore.
stanotte ho sognato occhi che si rivoltavano alla cassa, uno strano giochetto della cassiera che guardandomi e sorridendomi mi mostrava come in modo abilissimo riusciva a ribaltare le pupille...bello eh...però che schifo.

11 aprile 2007

amarene alle lacrime

credo che le cocinelle scappino all'inverno come le margherite tentino di schivare i miei passi. oggi pensavo questo mentre passeggiavo tra le margherite. povere mi dicevo, inchiodate a terra da quelle maledette radici, ondeggiano sperando che una folata di vento le faccia pendere dalla parte opposta a quella dei miei passi, io in punta di piedi cerco di schivarle ma qualche vittima la faccio. mi sorride il prato bianco e giallo, le cortecce degli alberi nascondono sempre una cocinella come i silenzi nascondono sempre tante parole...basta scavare. apro la scatoletta e trovo solo parole sparse, confuse parole amare in acqua salata, confettura di parole alle lacrime. che cazzo ci posso fare? io niente. io più niente. avrei mangiato quelle amarene, ne ho mangiate in vita mia di più amare. queste sono diverse, queste bruciano e bruciano sempre.

ogni mattina me le ritrovo sul tavolo come a ricordarmi di prendere la medicina.

...questa non mi piace.
per niente. io non la voglio più quella medicina. io volevo le fragole e mi ritrovo le amarene salate...le fragole sono per capirossi.

gioia perversa

dopo tanto scorrere dopo tanto affluire finalmente il riposare tra acque salate....è così. mi sento così, mi vedo così oggi. mi prendo così...se non potrò essere fiume sarò mare. un tocco e via, accarezzo gli scogli per poi sfuggirmi di nuovo.

così non VALE


eri in un angolo della casa appoggiata al muro. ci siamo abbracciati come non accadeva da anni, mi hai tirato nell'angolo e ricordo di averti leccato il collo...talmente lungo era da arrivare all'orecchio con la lingua completamente secca. ti piaceva e mi piaceva. mi hai detto "dai prendimi in braccio e aiutami a saltare la rete"...oltre la rete l'orto del vicino, oltre l'orto un campo fiorito.
il sogno si è interrotto inaspettatamente sul più bello. voglio pensare ora di essere caduto nel cercare di aiutarti ad oltrepassare la rete, caduto di schiena con te sopra di me a ridere. tu sopra di me...io paralizzato tra gli asparagi della vicina.

insensibile al tuo starmi di sopra ho chiuso gli occhi ed è iniziato un'altro sogno,
sogno nel sogno...
...ma questa volta il mio.

ad occhi chiusi ho sognato il mare, la sabbia tra i piedi umida, i sandali, i gamberetti, la mia bici ferma al palo legata, il libro nella borsa e quel vecchietto che non smette mai di dirmi che i pomodori non dovevo piantarli a marzo, quel vecchietto a cui cresce il naso, a cui crescono le orecchie, sempre di più, sempre di più...e poi perchè?

che cazzo di sogni sto facendo con te sopra...
voglio per me grandi fiori dagli odori nauseanti, grandi mani per coprirmi gli occhi da film paurosamente horror, grandi ruote per arrivare con un solo colpo di pedale oltre ogni montagna, un grande cuore per farci stare tutti, belli e brutti. voglio per me sogni d'oro.

ieri seduto con gli occhi chiusi ho simulato la mia morte, il cuore lo sentivo battere piano poi forte poi piano e sempre più piano...il fumo ha fatto il resto, pallido, gelido, sudato e quasi svenuto. ho riaperto gli occhi e ho ritrovato la vita, pian piano il cuore ha ripreso il suo ritmo, mi si sono scaldate le mani e ho smesso di sudare...ho avuto paura di farmi morire.
c'ero quasi riuscito.

oggi so quanta paura mi faccio, mi lascio in pace e mi regalo sogni d'oro...anche se siamo separati.

da tutto

10 aprile 2007

signor...ina LIA

da lontano...si dovrebbe partire da lontano. da un messaggio di venerdi che parlava di "gioia perversa". poi viene il sabato e la domenica e così il lunedi. la terra che si zappa, la terra che sta in basso e la mia schiena curva, "la tera la sta seimper a la basa" così diceva mio nonno, vesciche alle mani, coordinatori di colpi di vanga mi direzionano, una tartaruga mangia insalata risvegliandosi dal letargo, viva, ancora viva. mio padre ancora non distingue le erbacce dai fiori, per lui ogni erbaccia merita rispetto, tutte tranne mia madre, così nel dubbio vanga ogni cosa, io distribuisco colpi sparsi ben calcolati, trito zolle di terra in modo perfetto, i complimenti si sprecano "sei nato per zappare" forse si. in sella alla mia bici me ne torno a casa, dietro di me sta giulio, davanti a me nel cestino la giacca, fa caldo. la pasqua parla di resurrezione, forse è vero. un albero mi cresce dentro, lo sento, edera nella spina dorsale, giulio ha un anno in più...e cazzo anche io, meglio di un anno fa, io che mi faccio da parte e gli lascio il comando delle operazioni a tavola, comanda lui, mio padre si inchina a lui, mia madre striscia da una vita ormai a lei non faccio caso, quello interessante è il caso "nonno nipote". giulio comanda le dinamiche di ogni discorso, "tutto sua madre" mi dico, certe cose o le hai dentro e non c'è niente da fare, lui è come la mamma e la dinamica è la stessa. Nonno smettila di parlare, parli sempre. Nonno non è vero, nonno non dire cavolate, adesso mangio, non preoccuparti mangio tutto, e infatti è così. Io me lo guardo, e cerco il segreto suo, il segreto mio. il nostro segreto. il nostro segreto è lasciarci fare, il segreto è vivere comunque. essere ancora li a sbriciolare sul pavimento. intanto l'albero cresce, giulio è altri due centimetri più alto, io cresco dentro, un albero divento. come dice un messaggio di domenica " sii forte...come quell'albero che cresce, sotto le intemperie dell'inverno e bello e splendente in primavera...copri giulio con la tua ombra e proteggilo, tornerà la felicità come acqua a dissetare le tue radici. Credici!!" io ci credo, io ci ho sempre creduto.

due passi a destra, due passi a sinistra, rapidi veloci e poi una giravolta. era un po' che non vibravo così, e forse non è un caso mi dico nella notte, pupazzo tra pupazzi ballo anche io, ballo e non riesco staccare gli occhi da quelle giravolte. c'è tutto, pancia, fianchi, collo, schiena, braccia, capelli e occhi. tutto. per quello non riesco a staccarmi. ballo, ballo, ballo in preda al quel niente che non mi prendeva da anni. ballo. fantasia allo stato puro, luci e fumo, penso e non penso, lascio crescere l'albero, sono una serra vivente, ho protetto il germoglio nell'inverno, ora c'è il sole, è tempo di togliersi la maglia e mostrare le cicatrici, la corteccia è più dura, regge al vento, alla pioggia. ballo baobab radici nella sabbia salto a tempo. C'è stato un inverno i cui non trovavo più il tempo, credevo di averlo perso e invece eccolo di nuovo qui. a tempo, il mio tempo. e pensare che stavo affondando.

parto senza mangiare, tre fette di salame in realtà me le mangio, un succo alla pera e vado senza meta, vado leggero, macino trenta km in scioltezza, non li sento, alberi in fiore, prati verdi, erba tagliata, cappelli di paglia, tegami sui davanzali ad asciugare...la pasqua è alle spalle, le montagne in fronte. scalo con il cuore che mi esplode in gola...quando credo di morire, quando credo di mollare, girare la bici e tornare accade quello che accade, la vita accade e non ci si può far niente. scendo dalla bici e decido di spingere, passo un signore con un maglioncino verde e la moglie, li guardo e dico "spingere spingere"...non so perchè dico quello, lo dico e basta. Voglio arrivare in cima a tutti i costi, non ricordo quanto manca, sono un po' preoccupato, forse manca tanto ma non mi importa spingo e basta...ho anche fame, sono le 13:40 e tre fette di salame mi hanno portato fin li ma ora come torno indietro?. una curva a sinistra, e intravvedo un cartello con scritto "festa di primavera", un garage aperto e due tavolini che si affacciano alla valle, una valle meravigliosa, verde, verdissima, tre case offrono il loro formaggio, il loro gnocco fritto, i loro affettati , le loro marmellate e tanti pupazzi fatti a mano da vecchiette dalle mani d'oro. mangio con loro, bevo il loro vino seduto su un albero tagliato nell'inverno e lasciato a dormire sull'erba che lo sta divorando, tre scatoloni raccolgono i rfiiuti, ma siamo in pochi così si distribuisce l'immondizia per appesantire i patumi, si piombano con parsimonia i patumi, sono geniali i montanari, zoccoli ai piedi e camicie legate in vita parlano all'ombra degli alberi, preparano giochi strani fatti con le uova delle galline, scherzano il riccone della compagnia presentatosi con un mercedes, gli spalmano a sua insaputa lo strutto nell'incavo della maniglia, io mi godo lo spettacolo, ascolto e disegno, mangio e bevo. passa mezz'ora e siamo già in venti, la gente arriva a piedi, altri in macchina, l'unico in bici sono io....
I:"ciao"
L:"ciao, ma non ci siamo già visti?
I: "certo che si" mi dico e dico
L:"io mi chiamo LIA"
I: "io mi chiamo christian e vorrei un bicchiere di vino"
L:"subito...azz, non ho il resto"
I:"...."
L"to, tieni ti do dei miei, poi me li faccio ridare"
I:"grazie"
L"niente, ciao allora"
I:"Ciao"

le coincidenze della vita, io in quel posto manco volevo andarci, manco sapevo di quella festa di primavera, manco sapevo di arrivarci, non sapevo niente. due passi a destra, due passi a sinistra, rapidi veloci e poi una giravolta. era un po' che non vibravo così, e forse non è un caso mi dico oggi tra le montagne, pupazzo tra pupazzi mangio anche io, mangio e non riesco staccare gli occhi da quelle giravolte. c'è tutto, pancia, fianchi, collo, schiena, braccia, capelli e occhi. tutto. per quello non riesco a staccarmi. mangio, mangio, mangio in preda al quel niente che non mi prendeva da anni. mangio.
prendo la bici e mi fiondo giù per i tornanti ai 70 all'ora cantando più forte che posso.

06 aprile 2007

fino a dove spingersi
fino a dove fermarsi.

gli prendo la faccia tra le mani
gli racconto di domani

fino a dove posso spingermi
fino a dove posso fermarmi.

piccolo mio non c'è distanza che ci separi
non c'è trincea che ci ripari.

siamo vivi
siamo sangue
stesso sangue
siamo senza elmetto
senza parapetto

il cuore batte per dispetto
lo vedo dal movimento della maglietta
lo vedo da come metti a nanna gli omini nella loro casetta

non possiamo nascondere il dolore
possiamo solo dargli un altro sapore
buttarlo tra i fogli con un pennarello
dargli un colore.

parlami
calciami
chiedimi
stringimi.

sono in guerra
questa sembra l'unica mia terra
l'unico modo che conosco per vivere
l'unico modo che ho per amare.

arriverà il giorno in cui saremo di nuovo in tre
tre dentro di me
io te e pereppepè

fanculo!

DAI DAI DAI

03 aprile 2007


ma chi avrebbe pensato di vedere quello che ho visto.
l'ultima cosa che avrei voluto vedere e invece...eccola li. anzi. eccoli li.
una giacca bianca da motociclista, quelle giacche che mi hanno sempre fatto schifo e non so ancora oggi se è per quello che mi fa ancora più schifo, l'abito non fa il monaco e si stava meglio quando si stava peggio e vaffanculo alle frasi fatte..
un'altra giacca bianca e rossa. insieme sotto un'unico ombrello.
a me la pioggia...io volevo la pioggia.

ma non era il compleanno di tuo padre?
forse si.

ma chi voleva vedere quello che ho visto?
io no.
già mi bastava sapere, quello mi bastava.
e invece no. qualcuno da lassù me li ha messi davanti ancora. e spero un giorno di dire grazie.
grazie per avermi dato la forza di andare avanti, di camminare oltre, oltre oltre oltre.
perchè io sono vivo, si sono vivo, ancora vivo, mi ripetevo quello, quello mi ripeto ancora oggi.
cazzo sono ancora vivo.

mani che tremano
gambe che non reggono
e respiri che faticano a riempire.

tre ore in giro a vuoto. tre ore a cercare un filo d'aria, un panchina per reggermi e le tue parole a riempirmi il cuore, grazie Alda.
sto vivendo e mi accorgo che la morte ha un non so chè di vitale.

morire è strano, lascia sorrisi isterici, immagini sdoppiate, la testa gira e sembra di non essere nient'altro che un corpo a spasso tra sassi e foglie. cazzo quanto ho camminato!

domenica sono morto.
oggi porto a spasso i vestiti.
domani mi allatterò
passato domani imparerò a camminare
tra un anno potrò parlare.

per ora scrivo.

tu pensi che io non ti veda...
e invece li vedo i tuoi piedi scalzi in quelle ciabatte di cinque centimentri più corte.

non mi scappi..

cazzo mi scappi
scatto
ma non ci sei.

maledetto!!!

ma che allegria, che simpatia...
ti divertirai...con little einstein!!!